Il regalo più bello.

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Era una torrida domenica di fine giugno di quelle che il caldo ti penetra fin dentro al cervello e non esiste aria condizionata in grado di darti sollievo. Era il secondo compleanno  di quella che sarebbe diventata la mia inseparabile metà e volevo fare bella figura. La prima volta avevo inviato direttamente da Bali un carico di doni, a sorpresa, stavolta dovevo fare di meglio. Parlando con un paio di amici l’idea, un lancio in parcadute, adrenalinico, indimenticabile, una di quelle cose che ti ricordi per tutta la vita. Conoscevo Elena a sufficienza da essere abbastanza sicuro che non si sarebbe tirata indietro, ma volevo comunque farle una sorpresa, vuoi mettere?

Arrivati al campo di volo con una scusa lavorativa però il regalo non ha l’effetto sperato. Le lacrime di Elena non sono di gioia e per un attimo temo di aver preso un granchio colossale. Quando ormai stavo per annullare la cosa però la mia bimba tira fuori la guerriera che è…si fa via!

Dopo circa 14 ore di attesa (o almeno tante mi sono sembrate) finalmente si delineano i contorni di questo benedetto lancio, arriva altra gente, altezzosi uomini  che il paracadutista lo fano già da tanto e novelli che stanno prendendo il brevetto, ma che comunque ci sono superiori nella scala sociale della scuola di paracadutismo. Vi faccio vedere io qua, super sportivo come sono sarà uno scherzo e che non mi venga pure voglia di pendere il brevetto che v a finire che mi eleggono maestro ad honorem. Il nostro sarà un lancio in tandem, in pratica saremo il marsupio umano di un veterano dell’aria che si occuperà di tutto il lavoro mentre a noi resterà solo il bello del lancio.

Ad Elena tocca Maram e a me Martinez, mi immagino un imponente sudamericano col sigaro in bocca, canottiera e rayban a specchio che mi da una sonora pacca sulla spalla come si fa tra commilitoni “benvenuto nella squadra tigre“. Con addosso la tuta mi sento già esperto dell’aria e intravedo le figure dei due istruttori che si fanno strada attraverso l’hangar. Scopro molto presto che Maram è un fisicato dalla chioma bionda e fluente che per qualche srano motivo gira a petto nudo, mentre Martinez è la versione sud americana di danny de vito solo un po’ più alto e più grasso, tipo una custodia sudamericana di Danny de Vito. Mi auguro che la sua avanzata età sia un punto a favore, sicuramente la sua prominente abbondaza addominale fornirà un comodo appoggio durante la caduta libera.



Quando l’aereo decolla faccio un rapido censimento degli occupanti, un arzillo ottantenne che ha scoperto da poco la passione per il paracadutismo, un giovanotto ad uno dei suoi primi lanci in solitaria che però trasuda tutta la sicurezza tipica dei giovani che si credono immortali. Elena e Maram che sembrano la pubblicità del Campari infine io e Martinez che fortunatamente non vedo.

A circa 2500 l’mpavido adolescente si lancia gridando al mondo tutta la sua pubertà, noi dobbiamo salire di altri 1500 metri…e il portellone resta aperto. E’ in quell’esatto istante che mi rendo conto che l’aereo stava volando, prima ero in una scatola con scarsa visibilità e comodo appoggio sulla pancia di Martinez, ora a 10 centimentri da me c’è il vuoto, una finestra che porta a 4000 metri di terrificante vuoto. “Tocca a noi” dichiara il mio paffuto mentore e come già provato a terra ci avviciano all’esterno dell’aereo. L’obelix sudamericano mi spinge con insistenza, mentre io mi aggrappo ad ogni bullone che incontro, cioè voglio essere sicuro prima di sedermi al di fuori di questo giocattolo di aeroplano, metti che Martinez non è pronto. Quando finalmente ci mettiamo in posizione mi chiedo se non sia stato un terribile errore, il suolo è lontanissimo, certo non farebbe differenza cadere da 30 metri o 3000 però è tutta la parte in mezzo che non mi mette a mio agio, e se poi il mio morbido conducente si sentisse male? Vista l’età non è nemmeno così improbabile, cosa potr….

40 secondi di adrenalina pura, mi sento Superman e Goku Super Sayan di terzo livello messi assieme. Quando il paracadute si apre mi sento una tigre, forse sarà stato il mio entusiasmo o  i complimenti che non ho lesinato, fatto sta che Martinez decide di farmi provare un ultimo brivido…una discesa super rapida con avvitamento incorporato. La potente sensazione di immortalità viene sostituita dalla nauseante netta impressione che lo stomaco e parte del duodeno abbiano deciso di evadere attraverso il cavo orale. Ho giusto la forza di dire “non mi sento molto bene“, poi mi accascio come Goose quando si paracaduta assieme a Maverick dopo la vite piatta del loro F14.

Atterro rovinosamente , cadendo come un sacco di patate dolci americane, Martinez ne è così deluso che si sgancia da me e mi abbandona là come un carrello della spesa che si prende senza monetine.

Inutile dire che Elena e Maram atterrano con la grazie di due felini. Mentre mentalmente cerco di convincere il mio apparato dirigente a restare dov’è vedo Elena che accorre entusiasta “E’ stato stupendo“, lo penso anche io bimba mia…ora però meglio vada a bere un tè.

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