Imboscata Bovina in Val Visdende

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Era Agosto del 2015, io ed Elena ormai eravamo una coppia consolidata e avevamo la piacevole abitudine di passare il ferragosto a macinare chilometri sulle Dolomiti. La fatica del viaggio solitamente era ripagata da panorami mozzafiato e piatti prelibati, gustati con ancora più entusiasmo vista la fatica con la quale ce li eravamo guadagnati. Quel fatidico giorno del 2015 decidiamo di affrontare “il sentiero delle malghe”, un percorso che si snoda attraverso la Val Visdende attraverso una serie di malghe appunto. Io tutto sommato non vedendo grandi dislivelli sulla cartina sono un po’ deluso, c’è poca conquista nel fare una strada forestale in quota, io voglio sentieri pietrosi che si arrampicano sulle costole delle montagne arrivando fino alle nuvole, ma Elena dopo 4 giorni e qualche migliaio di metri di dislivelli ne ha le tasche piene di accarezzare le nuvole, un giorno può anche essere un po’ più soft…e sia allora.

Tutto sommato la passeggiata seppur semplice è piacevole e regala interessanti scorci. Ampie vallate chiazzate dalle ombre scure delle nuvole, fischi delle marmotte che accompagnano il nostro arrivo e una piacevole brezza fresca incorniciano il percorso. La strada si snoda pigra e dolce tra le curve severe dei monti e non sento la mancanza delle scalate estreme verso vette aspre. Quando la luce diventa calda e le ombre si allungano decidiamo di prendere la via del ritorno. Giunti nei pressi di una malga ci imbattiamo in un gruppo di mucche che stazionano sulla strada, un vero e proprio posto di blocco bovino. Nella mia testa echeggiano parole udite in qualche documentario su Dmax “le mucche sono un animale molto stupido e indolente, avvicinatevi con fare sicuro ed esse fuggiranno via”, facile. Armato dei miei bastoni in fibra di carbonio mi avvicino impettito ala banda bovina. Con vocalizzi secchi e profondi agito le mie armi sfidando con sprezzo l’occhio vitreo dell’animale che si para innanzi a me “scostati maledetta bestia e lasciami passare o te pentirai”. La mia sicumera non sembra però sortire l’effetto voluto, la mucca effettivamente si alza, ma con sguardo fisso e determinato inizia a venire nella mia direzione. La mia spavalderia viene considerevolmente ridimensionata e mi ritrovo a chiedere cortesemente con lo sguardo se gentilmente mi concedono di passare…se non è troppo disturbo eh… l’occhio nero e inespressivo del bovino mi ricorda quello di uno squalo bianco e continua ad avanzare verso di me, se ce l’ha cela molto bene la sua paura e anche se non dispone di estremità ossee pericolose decido che in un corpo a corpo i miei 70 kg avrebbero decisamente la peggio contro i suoi 400.

Tocca battere in ritirata e annunciare ad Elena che beh…cioè a quanto pare non si passa. Lo sguardo della mia compagna è un misto tra “te l’avevo detto di non andare a fare l’idiota” e “adesso cosa facciamo?”. Niente Paura, basta semplicemente aggirare il sentiero passando un po’ più in alto..che ci vorrà? Parto sicuro tenendo dieci buoni metri tra me e l’arrogante bovino, ma niente questo inesorabile e pragmatico inizia minaccioso a marciare verso di noi, maledetta bestia, ma cosa vuoi da me?



Siamo in una situazione di stallo, e poi dove diavolo è finito il malgaro? Potrei fungere da esca, far passare Elena e poi puntando sulle mie doti atletiche sfuggire all’attacco del ruminante, che poi corrono veloci le mucche? I cinghiali si, le mucche non mi ricordo maledizione. Potrei provare a cavalcarla, con i tori al rodeo funziona, poi sarebbe domata e una volta domata la matriarca conquisterei automaticamente l’autorità all’interno della mandria, diventerei io il capo mucca…perso nelle mie strategie non mi accorgo che la mandria pigramente ha quasi finito di attraversare la strada e poi li vedo…tre piccoli vitelli, impacciati ed impauriti. Vuoi vedere che lo sguardo da freddo killer era in realtà il protettivo e atavico istinto materno? I cuccioli impauriti si rifugiano tra la foresta di gambe bovine e l’arrogante ruminante mi fissa un’altra volta. Io ed Elena timidamente passiamo il posto di blocco finalmente libero. Passo svelto, ma non troppo veloce, cerco di ostentare sicurezza, ancora qualche metro…si ce l’abbiamo fatta. Mi giro e l’orgoglio precedentemente calpestato pretende una rivalsa “andatevene orrende fiere, lasciate questi luoghi o dovrete fare i conti con la mia ira”, il ruminante si gira ancora una volta e la sua espressione non è diversa da quella che sussurra con gli occhioni blu al cielo Elena, sono quasi sicuro che abbia detto “Che campione…” ma non ne sono sicurissimo

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