Florianopolis – Brasile: un giorno qualunque

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Il vociare indistinto fuori dalla camera mi fa aprire gli occhi. Al secondo piano del mio letto a castello domino la stanza del mio ostello, odio dormire nei letti a castello: al piano superiore ho il terrore di cadere, al piano inferiore ho il terrore di essere schiacciato. Scendo con le dovute cautele dal giaciglio, perchè temo di spezzarmi una caviglia se salto giù con troppo entusiasmo. Fuori dalla stanza le scale di pietra mi portano alla terrazza comune dove si vede il canale sfociare sul mare, è una bella giornata oggi, credo che la mattina mi concederò un po’ di surf, poi nel pomeriggio vedrò di andare a cercare un lavoretto come cameriere n qualche ristorante nella parte ricca dell’isola.

Attraverso il ponte metallico sopra il canale, nella piazzetta sottostante un gruppetto di ragazzi vestiti di bianco si sta esibendo in una performance di capoeira. Li osservo appoggiato alla balaustra, rapito dai loro movimento sinuoso e coordinato, poi la fame ha il sopravvento e mi dirigo verso uno dei venditori ambulanti stabili sulla piazza principale del paese. Barra de Lagoa è un piccolo paesello a Sud di Florianopolis, relativamente tranquillo e dove perlomeno non rischi di essere rapinato ogni volta che sbagli strada come succede nelle grandi città del Brasile, non si sta male, ma non è mai scattata la scintilla. Abituato alla severa dignità asiatica mi trovo spiazzato nel variopinto calore sudamericano. Non mi va proprio giù che si possa essere rapinati o peggio ad ogni strada…”vestiti poco appariscente, porta con te lo stretto indispensabile…” sono i classici suggerimenti, ma io non voglio dovermi limitare. A Bangkok puoi girare in smoking, nessuno ti punterà mai addosso una pistola, in Brasile lo fanno in pieno centro e in pieno giorno.

Finisco di bere il mio Acay, un succo ipernutriente ricavato da una bacca dell’Amazzonia e mi avvio verso la spiaggia. L’isola brasiliana è una meta abbastanza nota ai turisti nazionali, non mancano una certa internazionalità, ma ai brasiliani piace la quiete di questo posto. Il Brasile è una nazione enorme, con una miriade di gruppi etnici diversi che si traduce in una miriade di costumi e gusti. Floripa, come viene chiamata, è per un turismo medio alto e un po’ più posato del casinaro Nord Est, lo si capisce dai baretti delle spiagge, musica tipica e cocktail permeati da una tranquilla atmosfera rilassata

Nel mio ostello ci sono un paio di vissute tavole da surf, arrivo all’ora di pranzo cercando disperatamente di cavalcare qualche mezza onda. Dopo due ore di pagaiate disperate devo arrendermi all’evidenza che oggi non è giornata, ripongo la tavola nel suo sgabuzzino e mi soffermo sulla terrazza dell’ostello ad osservare la spiaggia. Ce l’ha un’anima questo posto, senti la sua vibrante energia, ma non siamo sincronizzati, forse sono io che non voglio accordarmi, ma suoniamo due melodie distinte incapaci di trovare un tempo comune. Forse semplicemente percepisco la vicinanza latina di questo popolo e a livello subconscio mi infastidisce. Sono andato in Asia prima e in Australia dopo per allontanarmi il più possibile da tutto ciò che prima era il mio mondo. Qui in qualche modo, seppur separati da un oceano ritrovo certi riti, certi costumi tipici del vecchio continente. Mi ricordano da dove vengo e chi sono e non ho ancora raggiunto una serenità interiore che mi permetta di affrontare i fantasmi da cui sono fuggito. Come Dorian Gray ho buttato tutto il mio passato dietro un telo lontano e non ho nessuna intenzione di ripescarlo, non ora.  In Asia avevo questo sentimento di scoperta esclusiva, nuove culture, nuovi mondi così incredibili da diventare alieni…qui c’è solo un leggero ostacolo linguistico…motivo forse per cui il paese è così amato da miei connazionali, alla fine puoi agilmente sentirti a casa, senza troppo sforzo.

La mia ricerca di un impiego è fatta assolutamente controvoglia, inutile cercare di soffocare il desiderio di fuga che da settimane sto covando. Capisco che devo andarmene nel momento in cui il passato si fa nostalgico, significa che il presente non è più all’altezza delle tue esperienze. Il sole sta calando sulla spiaggia, un gruppo di ragazzotti sta giocando a pallone, chiudo gli occhi…voci, risate, la risacca pigra che si prepara ad andare a dormire e un leggero refolo che soffia da est. Le prima stelle fanno capolino punte di spillo nel cielo ancora rosato, l’aria è ancora un tenue abbraccio caldo che mi avvolge con dolcezza.  Lentamente torno al mio ostello, i rumori si fanno soffici al calare della notte, tutto diventa più intimo e soffuso, inspiro avidamente una boccata d’aria salmastra  prima di rientrare, a breve ti dovrò salutare Brasile, il mio animo inquieto ha bisogno di altro…ma per adesso…buonanotte.

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