L’Alba di Cayo Guillermo

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Quando percorro i pochi metri che mi separano dalla spiaggia, la notte ormai sta perdendo la sua monocromatica uniformità. Il pallido chiarore che va ad accendersi sopra l’oceano inizia a delineare alcune forme primitive. È l’atto della creazione che si ripete ogni giorno: in principio è il buio, poi arriva la luce che separa l’acqua dalla terra. Lunghe colonne nere si delineano nella silhouette di palme e la terra nera diviene sabbia rugosa blu invecchiata da un timido vento. Il mare diventa onde, il cielo diventa nuvole di cotone scuro su di un piano cobalto. Poi succede. In fondo, dove finisce lo sguardo, dove il presente è passato e contemporaneamente futuro, accade: preannunciato dal coro festoso dei passeri, un cerchio perfetto squarcia le ultime esitanti ombre sonnolente. Un perfetto gioiello di luce che nessun artigiano riuscirà mai a replicare…ed inizia il mondo. Le onde invidiose catturano i suoi riflessi sulle loro gobbe, piccole lacrime luccicanti di gioia.

La sabbia si scrolla di dosso la pesante coperta nera della notte e ritrova il suo candido colore. Le palme possono frinire nel vento ora che ritrovano lo smeraldo sulle loro affilate foglie. Sono il fortunato testimone di un quotidiano miracolo, sullo sfondo affamati pellicani iniziano a tuffarsi a caccia di pesce, felici finalmente di riuscire a scorgere le prede non più celate dall’oscurità. Quasi dimentico il chiassoso resort alle mie spalle, monumento dell’ingordigia umana che ha cercato di addomesticare la pura e selvaggia bellezza di questi luoghi.Non penso ai tracontanti obesi maiali che tra poco si abbufferano soddisfatti nella loro grassa e deforme inedia vacanziera. Non penso più a nulla, alla musica chiassosa, al vociare sgraziato, alle risate alcoliche, nulla, cammino verso la palla infuocata prima che il suo primordiale potere la renda accecante e inaccessibile. Mi tuffo, l’acqua è seta fresca che scivola sul mio corpo, mi illudo di poter arrivare a toccare quel potere rotondo prima che si spogli del suo amichevole dorato colore arancione, ma poi mi guardo attorno e mi accorgo di esserci già arrivato: mi fermo, lascio che le onde di diamanti dorati mi circondino di luce, mentre il canto dei gabbiani si confonde con il ritmico sciabordio delle onde. Respiro la salsedine intorno a me e annullo ogni pensiero, lascio che il contrasto tra i raggi caldi e le correnti fluttuanti decidano per me e mi lascio andare in questa fresca e delicata mattina di luce liquida.

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