L’Umbria inaspettata

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Un sottile lama di luce che entra dal balcone accompagnata dall’esuberante canto degli uccelli. Nessun altro rumore, nessun colore esiste all’infuori di quella lama di luce, solo ombre in bianco e nero soffuse che dormono. Mi alzo, faccio scosto le ante e faccio entrare la realtà; un abbagliante bagno di luce e cinguettii invade la nostra stanza alla Tavola dei Cavalieri, l’agriturismo dove abbiamo deciso di passare qualche giorno, qui ad Assisi, in Umbria. Il complesso è magnificamente isolato da tutto, un piccolo angolo rustico e suggestivo appollaiato sopra i monti che sorvegliano Assisi. Ci vogliono quasi 15 minuti di strada impervia per giungere qui, per allontanarsi da ogni rumore umano per restare soli con il respiro del bosco che si fondo al proprio. Gocce di rugiada esitano sulla lavanda, si godono gli ultimi echi notturni prima di sparire sedotte dal sole di Giugno. In lontananza il rumore familiare di un cane mi ricorda gli allevamenti poco sopra la nostra testa, inevitabilmente il ricordo vola alla cena della sera prima e mi accorgo di essere affamato. Elena mi raggiunge nel gazebo e mentre il sole fa capolino dietro gli alberi ci gustiamo un buon caffè e una fetta di torta fatta in casa mentre Il sole inizia a scaldare sopra la cresta del monte Subasio.

Quando siamo partiti alla volta di Assisi non sapevo che aspettarmi, lontani echi mi dicevano che era un luogo carino, ma non ne avevo mai sentito decantare lodi particolari. Sapevo di sicuro che era il luogo di San Francesco, tanto valeva partire proprio da là, dai luoghi frequentati dal religioso. La prima tappa obbligata è l’Eremo delle Carceri, silenzioso complesso costruito nei luoghi di meditazione del Santo. Resto subito particolarmente affascinato dalla struttura, archi e chiostri aggrappati alla montagna immersi nella maestosa quiete del bosco. E’ un luogo di preghiera, di meditazione di assoluta introspezione. I corridoi di pietra spessa e fresca, le terrazze che guardano le valle, tutto è concepito per mettere l’uomo in condizione di riflettere sul proprio ruolo, una strana energia aleggia tra queste mura, non posso fare a meno di immaginare che realmente qui ci sia qualcosa che va oltre la nostra comprensione. Avvolto dagli alberi è quasi impossibili non sentirsi in qualche modo parte di qualcosa, un tassello incastrato in un contesto, un atomo singolo nel vasto universo del creato.

Assisi e l’Umbria mi lasciano questa sensazione di pace e tranquillità, la stessa Assisi è un enorme animale di pietra disteso sopra un colle che sornione osserva le valli coltivate. Tra le sue vie ciottolate il profumo dei tigli danza con le centinaia di fiori appesi fuori dalle case. Piccoli coriandoli colorati che inframezzano la calda rugosità della pietra muraria. Restiamo indubbiamente sedotti, i nostri sensi sono asserviti alla magia del luogo, dalla cucina intensa ed appagante, dai filari di lavanda geometrici e cangianti, dalle nuvole che si rincorrono nel cielo azzurro, dalla musica degli artisti di strada e dalle campane delle chiese che ci ricordano la santità del luogo.

Una piccola pietra preziosa questa città, affollata di turisti, ma comunque intima e riservata, con tutto il fascino che contraddistingue chi non sa di essere bello. Circondata da boschi, persa tra le valli, rimanda echi di epoche passate, di ferri di cavallo sulle strade strette, di urla di mercanti. Chiudo gli occhi e respiro a fondo perdendomi in questo sogno sinestetico dove timide gocce di piogge si mescolano al profumo della Crescia appena sfornata di un forno vicino.

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