L’alba di Pantelleria

0

Mare e cielo sono uno sfondo uniforme. Non si riesce a capire dove finisca l’uno e inizi l’altro. Solo le nuvole che iniziano a gonfiarsi di colore, rivelano il sottile e invisibile confine tra acqua e aria. Come ogni mattina il sole ancora nasconde il suo pallido rossore, sembra quasi mi stia aspettando. Meglio così le scarpe faticano a prendere il ritmo stamattina. Fortunatamente la strada che da Khamma va verso la caldera è un discesa via via maggiore, il cuore ha il tempo di prendere il suo ritmo. All’altezza della piazza principale svolto a destra. Un gruppo di macchine e il tintinnio dei cucchiaini rivela colazioni lavorative in corso, gente di campagna si appresta ad accudire le preziose piante di zibibbo.

All’interno della caldera la temperatura è fresca, il sole è ancora una nera silhouette di roccia là in alto. Io prendo il ritmo spiccando qualche mora selvatica, quando ho il tempo di individuarne una, poi inizia la salita. La strada, fino ad adesso una tremula lingua di asfalto dritta inizia la sua danza. Un ipnotico dondolio a destra e a sinistra fino a salire 300 metri più in alto. I muri a secco a stento trattengono l’esuberanza dei vigneti e dei capperi che non lesinano di accarezzarmi durante la mia faticosa salita. All’altezza di un vanitoso damuso dal tetto bianco, i raggi del sole, gialli e impalbabili, irrompono da dietro la montagna. L’aria d’oro conquista istante dopo istante spazi sempre più ampi della vallata vulcanica, strappandola al suo buio sonno notturno. I limoni si nascondono timidi e silenziosi tra le recinzioni di pietra abbracciandosi per proteggersi dal vento. Sono quasi giunto sulla sommità. Le gambe sono stanche, ma continuo, nonostante il bruciore dei muscoli, nonostante il sudore mi annebbi la vista. Poi finalmente davanti a me solo cielo, la strada scompare, sono nel punto più alto. Ora solo con uno sguardo posso vedere tutta l’isola, ora Pantelleria è mia. Lì in fondo verso ovest, dove le nuvole indaco riposano sul mare, una sottile linea blu: l’Africa.

Mi volto, ritorno indietro nella caldera ormai conquistata un centimetro alla volta dall’alba sempre più gialla e fulgida. Al mio passaggio un falco marrone si libra in volo. Seguendo un invisibile sentiero d’aria si perde nel dorato controluce del mattino.

Proseguo la mia corsa, il profumo del panificio Terremoto prelude al traguardo e alla fragrante ricompensa. Getto una rapida occhiata al mare diventanto uno specchio di luce e chiudendo gli occhi inspiro il profumo salmastra di un bianco oleandro…

0

One thought on “L’alba di Pantelleria

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *