Il cielo di Berlino

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Gennaio 2019

La Zionskirchstraße è ancora buia quando mi chiudo la porta dell’appartamento alle spalle. Lungo i marciapiedi timidi cumuli bianchi mi fanno intuire che anche oggi la temperatura non supererà lo zero. Grossi alberi con le loro dita adunche puntano verso il cielo ancora blu cobalto scuro. I  lampioni sospesi sopra l’asfalto umido come la pelle di un rettile, rivelano piccoli cristalli brillanti sospesi nell’aria. E’ ancora buio, ma le macchine si inseguono impazienti, un treno lampeggiante di luci rosse e gialle senza soluzione di continuità procede a singhiozzo. E’ freddo, lo sento dai graffi gelidi sul viso e dall’abbraccio tenace sulle spalle, ma procedo comunque, ho intenzione di arrivare almeno fino alla Nuova Sinagoga stamattina. E’ nei pressi di Veteranenstraße  che inizio ad incontrare le prime persone. Sono solo sagome, ciuffi di capelli biondi che spuntano da grossi berretti, parole vaporose infagottate nelle sciarpe, guanti e cartelle colorate che procedono a passo spedito. Berlino si è svegliata e si appresta ad affrontare la giornata. Lungo i lati meno frequentati del marciapiede sottili lastre di ghiaccio riposano sopra i sanpietrini, così sicure che la loro vita durerà ancora a lungo. E’ osservandole che scorgo piccole e dorate pietre d’inciampo, autorevoli quanto dimesse testimonianze che qui, su queste strade, si respirava un’aria ben diversa, nera e pesante sotto stivali lucidi e bandiere rosse.

Un passo dopo l’altro arrivo  sulla Invalidenstraße, qui a sinistra la torre di Alexanderplatz svetta grigia e blu verso il cielo che inizia a schiarire. L’enorme totem sembra osservarmi severo mentre cerco di aumentare la mia andatura. Il grigio e umido cemento, con la sua sfera di specchi è quasi nascosto dalle nuvole gonfie e cariche che incombono sulla città. L’aria nel frattempo si è fatta più densa, non ha più quella tagliente purezza del cielo freddo d’inverno, con l’aumentare della luce qualcosa sta cambiando. E’ quasi un attimo, un momento sospeso in cui cambia tutto. Una frazione di secondo in cui migliaia di metri sopra di me i neonati raggi del sole scaldano le particelle d’aria svegliandole dal freddo torpore notturno. Le particelle calde e quelle fredde iniziano a rincorrersi creando differenti pressioni e un flusso di massa d’aria. Gli atomi iniziano a vibrare più velocemente nutrendosi della nuova energia, una folla silenziosa che si agita, collide, sfreccia in ogni direzione e nel giro di pochi minuti la temperatura sale. Attorno a nuclei di condensazione, piccole goccioline d’acqua prima paralizzate dal freddo, iniziano ad unirsi. E’ un abbraccio fatale, l’inizio del loro precipitare, più cercano di aiutarsi e più il loro peso aumenta condannandole all’inevitabile. Sempre più cristalli si uniscono assieme, alcuni sono più grossi di altri, ma tutti insieme iniziano ad esistere, non sono più entità spirituali, iniziano ad avere massa, iniziano a cadere. Una galassia di glaciali stelle effimere che puntano inesorabilmente verso il suolo. Non passa molto tempo o forse sì, chi può dirlo, Il gelido batuffolo assieme a migliaia di suoi fratelli inizia il loro morbido atterraggio sulla città. La neve è prima una sensazione, un sospetto, poi diventa concreta e pesante. inizia a cancellare i tetti, le strade i parchi. Pretende di riportare il mondo al suo stato iniziale, di cancellare tutto, quasi fosse una sorta di rivincita per aver abbandonato l’idillio celeste.

Quando giungo a Friedrichstraße ormai l’aria è satura di questo plancton bianco. Li sento sul viso e i miei passi iniziano a farsi più morbidi e silenziosi. Mi fermo un attimo, respiro a pieni polmoni lasciando che il mio fiato caldo incontri i fiocchi una fatale e sensuale danza. Quando riapro gli occhi il mio sguardo viene attirato da un cerchio rosso. Una piccola goccia cremisi che galleggia nell’aria e sale sospinta da invisibili mani. Un palloncino, un piccolo palloncino rosso si è ribellato alle mani poco esperte di un bambino e decide di andare a cercare l’origine di tutto. Inesorabile sale là sopra, verso quelle nuvole gonfie che piangono cristalli bianchi. Immagino di aggrapparmi a lui, di salire nel freddo ad osservare le vene d’asfalto che si intrecciano sotto di me. E’ tutto così calmo e tranquillo, la città sembra congelata, riapro gli occhi e mi accorgo che non nevica più. Da uno strappo tra le nuvole un piccolo pezzo di pallido tessuto celeste mi annuncia che è giorno. E’ iniziato un nuovo giorno in questa Berlino comodamente distesa sotto una coperta di neve. Mi volto e torno indietro soddisfatto lasciandomi alle spalle la cupola dorata della sinagoga. Sopra di me il palloncino finalmente libero continua a salire.

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One thought on “Il cielo di Berlino

  1. Eh bhe! Il tuo articolo é un viaggio Marco. Dovrei pagarti un biglietto 🙂
    Torno alla normalitá con queste suggestioni nella mente.

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