Il soffio di un petalo

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Il cielo si scrolla di dosso i pesanti acciacchi invernali spolverando la grigia umidità. Al suo posto l’azzurro abbagliante di un mattino di Aprile si fonde con la luce gentile del sole ansioso di sorgere. Piccole gemme avide di calore iniziano a bollire sui rami degli alberi mentre fili di smeraldo fanno a gara per uscire allo scoperto dal terreno umido. La terra, fino a qualche giorno fa aspra e silenziosa, si colora del canto dorato degli uccelli. In mezzo al giardino c’è lui, un batuffolo di zucchero a velo rosa, ispiratore di Samurai e di antiche poesie, per mesi ha atteso paziente, sfidando il freddo, il vento, la pioggia, ma finalmente il momento è giunto. Ora la nuda corteccia inizia a ricoprirsi di un morbido ed etereo manto rosa, sbuffi di vapore avvolgono le sue estremità trasformandolo in una nuvola luminosa. Nemmeno il cielo screziato di pennellate bianche o il sole dorato riescono a soggiogare la sua bellezza. Delicato come una bolla di sapone ben presto diventa l’affollato ritrovo di innumerevoli api. Agli assonati insetti non par vera cotanta abbondanza e cotanta bellezza. Un piccolo fiore appena sbocciato accoglie festoso il via vai degli insetti. Il suo abbraccio è gentile, soave, la percezione di un soffio. Viene da chiedersi se sia solo frutto di un illusione o se esista realmente. Solo il ronzare esitante degli insetti vi dona realtà. Il piccolo fiore spiega i suoi petali a forma di cuore, mentre la necessità della natura si trasforma in un abbraccio d’amore costellato di polline e pistilli polverosi. L’istante è ripetizione e il sole nel suo ciclo sembra non mutare l’equilibrio del piccolo fiore. Tanti come lui affollano l’universo circostante, il mondo è un pensiero di vapore rosa sibilante al ronzare delle api.

Ma una mattina il piccolo fiore percepisce qualcosa di diverso, l’aria non è più luminosa, il cielo ha perso il blu dei suoi zaffiri e il caldo bacio del sole non si fa sentire. Non v’è traccia delle api. Nel silenzio grave solo un sibilo sinistro, un lamento che arriva da lontano, dall’alto, da migliaia di metri in alto. La gonfia rabbia del vento spinge grossi cumuli verso il piccolo fiore, dove prima c’erano piccoli sprazzi bianchi ora vi sono ruggenti pugni scuri che si rincorrono con cupi brontolii e accecanti scintille. Il piccolo fiore non ha nemmeno il tempo di rendersi conto di ciò che sta accadendo, è un solo istante, poi inizia. Mentre in alto si consuma la battaglia, aghi freddi e pesanti iniziano a farsi strada attraverso i rami: all’inizio è un piccolo ticchettio, poi si fa sempre più forte. Ogni pugno nero lì in alto ha tutta la rabbia del fulmine e tutta l’energia del tuono, durerà fino alla fine dei giorni, il sole ormai non esiste più. Accanto al piccolo fiore dopo gli aghi di acqua iniziano a cadere piccole lacrime rosee, una teoria di soffici petali che nel loro ultimo viaggio colorano di rosa la pioggia battente. Il piccolo fiore adesso non ha più il piacevole tetto spumoso dei suoi simili, ora sente con chiarezza le pesanti gocce abbattersi su di lui. La sua soffice corona nulla può contro il peso aguzzo e bagnato e un petalo dopo l’altro anche il piccolo fiore piange, piange la sua bellezza di soffici sogni e le sue lacrime vanno a comporre il mosaico astratto sull’umido prato.

Solo quando l’interminabile lotta si placa e i piccoli diamanti liquidi sui rami testimoniano il temporale appena passato, solo allora vediamo qualcosa. Lì, su quel ramo dove prima c’era il piccolo fiore ora sta spuntando una brillante cuspide di smeraldo. Una timida e tenera foglia si affaccia, impaurita, insicura. Il sole caldo la invita ad uscire, è venuto il tuo tempo adesso, è finito il tempo dei soffici sogni primaverili adesso è ora del caldo e rassicurante frusciare dell’Estate.

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One thought on “Il soffio di un petalo

  1. Nel freddo della sera piango anche io il mio mandorlo graffiato dalla bufera di ieri.
    Dovremo aspettare un intero anno perché la meraviglia si ripeta

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