La lezione della montagna

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Le Dolomiti, così solenni e austere. Era un fresco pomeriggio di Luglio e avevamo in corpo ancora la gustosa cotoletta del Comici. Sazi e appagati dalla faticosa camminata decidiamo di tornare indietro sperando il sole ci dia un po’ una tregua visto che la mattina ci ha picchiato in testa senza pietà. Mai desiderio fu più azzardato.  Stiamo scendendo allegramente: Io ed Elena in testa, Paolo e Paola in coda quando un tuono lacera le nubi sopra di noi. E’ il sonoro prologo all’insistente e umido picchiettare che di lì a poco costringe a metterci l’impermeabile. Un quarto d’ora dopo tutto sembra essere passato…per sdrammatizzare un po’ gli animi fradici esclamo “beh tutto qua? Pensavo peggio sto temporale“…Mai sfidare gli Dei della montagna.  Non finisco nemmeno la frase. Le piccole e sparute gocce di prima prendono coraggio. Il timido picchiettare diventa un tamburo insistente, “beh vabbè ho l’impermeabile”. L’acqua fitta comincia a far sparire il mondo circostante quasi riuscisse a lavar via il paesaggio. Linee fitte che in breve diventano solide: grandine, ora il cielo picchia e picchia duro.  Maledizione! Arriviamo nei pressi della cascatella del sentiero 103 e scopriamo con rammarico che da timido e cinguettante rivolo si è trasformata in un mostro bianco ribollente. La situazione ora si fa complessa e comincio ad essere a corto di battute sdrammatizzanti. Con Elena mi avvicino timidamente per capire se è possibile guadarla. La mia attenzione è attirata da una famigliola di fronte a me che vedo china di fonte ad un grande masso. Quasi si stesse nascondendo. Lascio le mie bacchette ad Elena. Voglio comunque capire se magari siamo fortunati e trovo un passaggio, non sono mica coglione come quello di “into the wild“. Di risalire al Comici poi non se ne parla, troppo lunga, poi sotto queste tonnellate d’acqua è improponibile. Mi avvicino al mostro ruggente e sento un colpo forte sulla gamba. Convinto che sia Elena mi giro pure mezzo incazzato: “Cosa c’è?”. Elena non fa tempo a rispondermi che capisco che quello che mi ha colpito è un sasso, fratello minore dei rumori che sentiamo provenire in alto dalla cascata…ecco perchè la famigliola si riparava: la montagna sta franando. In due secondi, col le ali di mercurio ai piedi mangiamo una distanza indefinita. Io continuo a sentire il terribile clangore che arriva da sopra, correte, non fermatevi, correte. Lo facciamo e lo facciamo veloci come non abbiamo mai fatto. Troviamo rifugio in un boschetto, gli alberi forniscono un riparo e ci stendiamo sul terreno per essere invisibili alle rocce. La cosa non giova al mio tasso di umidità e comincio ad avere freddo. Vabbè se bisogna tornare al Comici fanculo torneremo. Quando mi sembra di sentire la montagna più calma vado a sondare la via da cui siamo arrivati…E mi ritrovo di fronte ad un altro spumeggiante torrente in piena. E adesso? Bloccati tra due torrenti, con una minaccia franante sulla testa, fradici e pieni di freddo…ammetto di essere a corto di idee. Con mio sollievo vedo la famigliola arrivare, sollievo temporaneo: la bambina è ferita e perde un botto di sangue. Mi arrendo all’evidenza e con le dita irrigidite dal freddo compongo 1- 1-2.

Passa un tempo indefinito, io abbraccio la Daky in cerca di calore, Paola da buon medico si sta prendendo cura della piccola ferita. La madre ha le labbra viola e credo sia in ipotermia. Elena cerca di scaldarsi chiudendosi a uovo mentre Paolo abbraccia l’altro figlio, lo stringe così stretto che  tremano in sincronia. Se il freddo non mi bloccasse i pensieri sarebbe pure un quadretto carino. Quando la pioggia si calma sentiamo l’inconfondibile tagliente ritmo: elicottero. Mi lancio fuori dal bosco sventolando un k-way arancione: mi vedono! Percorro di corsa il bosco guidando l’elicottero, mi sento l’impavido protagonista di una pubblicità dell’amaro Montenegro. In un turbino di alberi mossi dalle eliche la famigliola sparisce affidata alle cure sapienti del soccorso alpino. Con noi resta una guida per assicurarsi della nostra condizione. Beh a parte che stiamo congelando, che stavamo per essere lapidati e che siamo fradici fino alle mutande direi che tutto sommato non va male. La guida alpina si offre di guidarci attraverso la cascata, pare infatti sia ritornata al suo iniziale stato di torrentello sfigato di montagna. Mi chiede se ce la sentiamo. Io rispondo “beh se non è pericoloso…“, la guida mi risponde “la montagna è sempre pericolosa“. Va bene, credo di aver capito…

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