Cuba

Marzo 2018

Dopo tanta Asia quasi ci sentiamo intimoriti di cambiare emisfero, in fondo ormai abituati al modo di vivere asiatico temiamo che in qualche modo i Caraibi possano essere difficili o avere qualche amara sorpresa. Ci prendiamo 20 giorni per capire Cuba, per capire i suoi abitanti e il loro modo di pensare. E’ un luogo singolare, unico nel suo genere, fatico ad entrare nell’ottica che qui le persone ti avvicinano anche solo per scambiare due parole e non perchè vogliono soldi. Ci vogliono quasi 3 settimane per capire che in fondo ai cubani la loro isola piace, anzi ne vanno orgogliosi. Sono fatalmente certi che nessuno mai riuscirà a risollevarli dalla profonda crisi in cui si trovano, ma amano la loro terra: lo si capisce da come si prodigano in consigli su luoghi da visitare e pietanze da provare.

Le cicatrici di un burrascoso passato e di una rivoluzione che sembra non aver rivoluzionato il benessere sono ancora evidenti. Habana, lo si intuisce, era una città semplicemente meravigliosa negli anni 50, con i suoi colorati edifici art decò e le macchine scintillanti. Dopo 50 anni purtroppo tutto è restato immutato con l’unica differenza che mezzo secolo sugli edifici lasciano segni indelebili. Alcune vie della capitale sembrano zone di guerra talmente gravi sono i danni alle strutture.

Lo stato, il sogno socialista, ci prova a far qualcosa, ma abbandonato a sè stesso all’inizio degli anni 90 dall’unico partner commerciale, a fatica cerca di rilanciare oggi un’economia che si basa su canna da zucchero e turismo. Ci sarebbero però da fare interventi non da poco, strade distrutte dai frequenti uragani, trasporti perennemente congestionati e l’assenza di banali beni che in occidente diamo per scontati come ad esempio i cerotti o la marmellata.  Poi ci si mette pure la doppia valuta, una per i turisti e una per i “locali”. Il sospetto è impedire ai Cubani di avere accesso ai beni dei “diavoli capitalisti” dal momento che il Peso Convertibile (moneta turistica) vale 25 volte quello locale, anche se pare che a breve il sistema verrà abbandonato.

I cubani allora si arrangiano, nascono i Taxi Collettivi per sopperire alla mancanza di trasporto pubblico, hai un’auto? Bene allora porti 4 o 5 persone da Habana a Vinales e guadagni 4 mesi di stipendio statale, non male. Si perchè il problema è anche che uno stato così presente ti istruisce e ti garantisce un lavoro, ma a stipendi ridicoli e obbligandoti a fare la spesa con la tessera atta al razionamento. Ci pensa lui, lo stato, ma si è già visto che sta cosa non funziona, utopie già provate che puntualmente sono fallite. A Cuba semplicemente c’è chi subisce e si siede sul ciglio della strada ad osservare il tempo che passa e chi invece si rimbocca le maniche, una nuova timida classe imprenditoriale di affittacamere che cerca per quanto poco di risolvere una situazione sempre sul ciglio del burrone.

A noi Cuba piace, piace perchè nessuno ti chiede soldi ad ogni angolo come in Asia, nessuno vuole per forza venderti qualcosa, non so se sia innocenza o semplice rassegnazione, ma ho il recondito desiderio che un giorno questa isola riesca a trovare un suo equilibrio e e che i magnifici cornicioni dell’ Habana ritornino a splendere al caldo sole dei Caraibi.