Lanzarote

7-17 Ottobre 2018

Una vacanza tutto sommato partita in sordina. L’aver spostato i nostri vari viaggi ci ha portato ad un 2018 ricco e quasi disorientate. Siamo partiti con Budapest, poi l’intensa e lunga Cuba, poi la parentesi rilassante di Pantelleria e infine Lanzarote.

Siamo in Europa, a siamo pur sempre nell’Atlantico. Proiettati verso l’infinito blu, ma al contempo vicini a casa. Ci godiamo la sicurezza di essere tutto sommato dai nostri cugini spagnoli e impastiamo dieci giorni comodi, confortevoli come solo una domenica pomeriggio a casa può essere. L’isola fin da subito colpisce: non è fatta a misura d’uomo. Le cicatrici delle devastanti eruzioni di 3 secoli fa sono visibili ovunque. La popolazione ha saputo timidamente inserirsi tra le crepe aguzze della lava raffreddata. Timidamente, senza costruire babelici edifici o asfaltare ogni piccolo passaggio. Con calma, sommessamente, piccoli punti bianchi di due piani che costituiscono l’unico tipo di edificio visibile a Lanzarote. Ne viene fuori un’isola sommessa, sussurrata che si inchina alla terribile divinità di magma che riposa nel sottosuolo. Le rocce aguzze, le montagne nate dalla furia della lava sono lì: monito secolare a farci capire che alla fine non contiamo niente. Basta uno starnuto della crosta terrestre e si riparte da zero.

Lanzarote ha fatto così. Rimpastata dal fuoco delle viscere terrestri, inospitale come un deserto, ma comunque  banco di prova per nuove esperimenti. Così i lapilli che hanno distrutto ogni albero sull’isola diventano preziose banche di umidità per l’uva dei vigneti. L’uomo si inserisce in questo paesaggio nero e rosso cammina in equilibrio tra i denti di roccia.

Lanzarote è un’isola che va capita, va osservata e rispettata. Non è facile orientarsi tra labirinti duri e spinosi, tra il vento umido degli Alisei, ma di fronte alla cupa maestosità della forza della natura, non si può non rimanere incantati ad osservare.

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