Malaysia, Singapore e Brunei

Ottobre 2008

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Singapore

La Malaysia arriva dopo la Thailandia, ormai pensavi di aver passato la pubertà da viaggiatore, ma se la Thailandia ti accarezza e sorride, la Malaysia è una zia severa e dispotica e Singapore il cugino ricco e stronzo che ti guarda con sufficienza.

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Prima o dopo in viaggio viene sempre voglia di un tatuaggio...

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Nelle moschee è necessario avere un abbigliamento coprente (Kuala Lumpur) che accende in automatico la modalità Jedi.

Kuala Lumpur è un trionfo di luci, acciaio, ma ancora legata alle baracche dei noodles e ai mercatini notturni. La capitale ci insegna che il sud est asiatico non è tutto come il paese dei sorrisi, qui i soldi ci sono e non sono nemmeno pochi. Anche fuori dalla capitale l’aria resta diversa, quasi che il paese avesse venduto l’anima al capitalismo. Singapore poi è una Malasya, ma con ancora più soldi, una specie di povero arricchito che rinnega le proprie origini, la visitiamo più per curiosità che per altro, restando affascinati dalla differenza dell qualità di vita solo passando una frontiera. Indubbiamente chi ci vive sta bene, alla fine non siamo lontano dai grattacieli di Hong Kong, un po’ svogliati ci aggiriamo per le strade pulitissime (la leggenda vuole che ci siano 300 dollari di multa per chi sputa la gomma per terra) nel cuore la voglia di tornare nella familiare e sporca confusione a cui ci siamo abituati.

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La speed boat che ci porterà nel cuore della foresta del Borneo…tristemente sprovvista di toilette nel senso occidentale del termine.

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Le grotte del Borneo non perdonano distrazioni…Non che una stalattite sia particolarmente fulminea o nascosta…però alle volte…

 Ma la Malaysia è anche Borneo, cuore selvaggio e sfuggente. Un oceano verde attraversato da un tortuoso fiume che decidiamo di risalire per visitare il cuore della foresta. Le cose che vedremo valgono lo scomodo viaggio. Siamo fisicamente in un altro luogo, un’altra isola che poco ha in comune con l’isola principale. Ci sentiamo dei conquistatori, quasi fossimo i primi occidentali a mettere piede in questi luoghi. Il viaggio inizia a Miri, città senza particolari meriti, ci mettiamo 3 giorni a capire come raggiungere il cuore del Borneo. Grazie al commesso di un supermercato scopriamo che esistono barche-missile che ti portano in 2 giorni nella foresta. Il giorno dopo stiamo solcando le acque gorgoglianti del Tutoh River a bordo di speed boat a forma di proiettile.

Facciamo una pausa a Marudi, dove la sensazione di essere dei viaggiatori stile Terzani si impossessa di noi, siamo gli unici occidentali del paese, paese piccolo per carità, ma fa comunque una certa impressione. Dopo aver mangiato quello che offre il paese e assaggiato il Durian, frutto gigantesco e puzzolente che per qualche strano motivo i locali adorano, si riparte per l’ultimo tratto. Una spettacolare tramonto ci accompagna nel cuore del parco naturale del Borneo. La natura selvaggia, tramonti mozzafiato e tanta, tanta umidità. Una esperienza tra animali selvaggi e piante imponenti che vale uno scomodo viaggio in barca all’andata e un rientro in un aeroplano a elica…tipo quelli che di solito cadono, però stavolta no…ma vabbè siamo pur sempre esploratori.

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L’ultimo tratto è necessario coprirlo con una piccola barca che a dispetto delle dimensioni si muove bene nelle acque agitate del Tutoh river

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L’escursione in foresta è qualcosa di magico per paesaggi e fauna, l’alta umidità e temperatura rendono necessario prepararsi adeguatamente.

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Effettuiamo il rientro nel “mondo civilizzato” via aeroplano ad elica, unico mezzo oltre alla speed boat per raggiungere la foresta.

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