Ci sono città che si visitano e città che, per qualche giorno, si ha la sensazione di abitare davvero.
Copenaghen per noi è stata un po’ così.
Abbiamo camminato molto, pedalato ancora di più, attraversato quartieri diversissimi tra loro e cercato soprattutto quella parte della città che si scopre fuori dai percorsi obbligati: i cortili, i giardini, il porto, le architetture contemporanee, i ponti, i quartieri residenziali e i luoghi in cui i danesi sembrano semplicemente godersi il tempo.
Abbiamo dormito a Nørrebro, probabilmente la base migliore che potessimo scegliere per vedere una Copenaghen meno patinata e più quotidiana. Da lì siamo passati dal colore di Superkilen alla tranquillità di Assistens, dalle geometrie di Ørestad e dell’8 House alla vista dalla cima di CopenHill, fino alla trasformazione urbana di Nordhavn.
Poi il mare.
La bici lungo Amager, il vento, la costa, un tuffo nel porto a Islands Brygge e quella particolare sensazione che qui acqua, verde e città non siano mondi separati, ma parti dello stesso progetto.
E naturalmente c’è stata anche la Copenaghen più classica: Nyhavn, i giardini, i palazzi reali, Tivoli illuminato la sera, i canali e le strade del centro. Ma forse ciò che ci è rimasto di più non è un singolo monumento.
È il modo in cui questa città viene vissuta.
Una panchina davanti all’acqua, una bicicletta lasciata fuori da un caffè, persone che fanno il bagno nel porto dopo il lavoro, tetti trasformati in parchi, vecchi silos diventati abitazioni, spazi pubblici progettati non soltanto per essere belli, ma per essere usati.
Copenaghen non è economica — su questo non serve costruire leggende nordiche — ma è una città che restituisce molto in termini di qualità dell’esperienza.
Questo video raccoglie alcuni frammenti dei nostri giorni qui.
Non tutto quello che abbiamo visto, e probabilmente nemmeno tutto quello che ricorderemo.
Ma abbastanza per raccontare perché Copenaghen ci è piaciuta così tanto.